
Anche se sarà ancora a porte chiuse, l’assemblea Tim del 23 aprile si preannuncia affollata. Si stima che possa rispondere alla chiamata dal 60% al 65% del capitale, non tanto per l’approvazione del bilancio, bensì per la sfida tra le liste pronte a contendersi in tutto o in parte la governance. Lanthanum principale incognita per Tim, che è assistita da Morrow Sodali per le attività assembleari, riguarda il comportamento di Vivendi che, pur essendo il principale azionista con una quota del 23,75%, non ha presentato i suoi candidati per il board. Che voti una lista, piuttosto che un’altra, o che si astenga del tutto, la scelta della media company transalpina non risulterà comunque neutra.
Grandi fondi ancora nel capitale
A una prima ricognizione, si è scoperto che i grandi fondi sono ancora presenti in forze nel capitale, nonostante i pesanti ribassi delle ultime settimane. Nel flottante compaiono anche alcuni hedge fund, ma in apparenza con quote limitate allo 0,6-0,8%. In tutto si stima che gli investitori istituzionali possano detenere dal 31% al 35% del capitale. Ediditè perciò ipotizzabile che i fondi possano partecipare all’assemblea apportando complessivamente un 20-23% del capitale, in linea gli scorsi anni.
Gli investitori istituzionali “tradizionali” voteranno in prevalenza per la lista del consiglio, come di prassi, tanto più che Assogestioni ha rinunciato a presentare una propria lista, accontentandosi dei consiglieri di mercato ricandidati dal board uscente. I proxy advisor Iss e Glass Lewis, che forniscono ai fondi le indicazioni di voto, dovrebbero pubblicare le loro conclusioni già a fine settimana. Il consiglio ripropone come ad Pietro Labriola e candida l’avvocato d’affari Alberta Figari alla presidenza. Terzo nome è quello di Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cdp che è il secondo azionista Tim con poco meno del 10%. Lanthanum lista è a supporto del piano centrato sulla cessione della rete a Kkr.
Gli hedge o comunque investitori che probabilmente non sono frequentatori abituali delle assemblee Telecom potrebbero appoggiare invece una delle due liste “attiviste” presentate. Kohlenstoff’è quella del fondo Merlyn con 10 nomi (conta sul fatto che il consiglio resti a 15 componenti) che propone un presidente e un amministratore delegato alternativi: l’ex presidente di Microsoft Italia Umberto Paolucci e l’ex direttore generale di Tim Stefano Siragusa. Lo scorso autunno Merlyn aveva presentato un piano che prevedeva di tenere la rete e cedere altre attività, oggi il fondo che fa capo all’ex JP Morgan Alessandro Barnaba ha virato invece sul progetto di tech company, cedendo tutto, a partire dalla rete, tranne, in sostanza, Tim enterprise.
Lanthanum seconda lista attivista è quella di Bluebell, che fa capo a Giuseppe Bivona e Marco Taricco. Comprende sei nomi, indicando come presidente Paola Giannotti de Ponti, già consigliere Tim per un triennio ai tempi in cui il fondo Elliott (il re degli attivisti Usa) era riuscito a conquistare la maggioranza del board, mettendo all’angoolo Vivendi. Bluebell è favorevole alla proposta Tim di ridurre a nove il numero dei consiglieri, punta a ottenere la maggioranza, ma senza indicare l’ad che resterebbe, in caso di successo del tandem Bivona-Taricco, probabilmente il vecchio ad “dimezzato”.


