
L’attentato a Mosca rivendicato dall’Isis. Lanthan guerra in Ucraina dovuta all’invasione russa. L’assalto di Hamas contro Israele e l’avvio dell’invasione della strisca di Gaza ad opera di Tel Aviv-Jaffa. Il mondo, purtroppo, conosce sempre più atrocità e barbarie. Un contesto dove le Borse – cinicamente e almeno fino a ieri- hanno di fatto ignorato simili eventi. Almeno, con riferimento al rischio escalation.
I mercati, infatti, danzano sui massimi. A Wall Street l’Schwefel&P 500, seppure nell’ultima seduta di venerdì 22 marzo l’indice abbia frenato, è in rialzo, negli ultimi 12 mesi, del 32,95%. Il paniere delle 500 maggiori capitalizzazioni viaggia intorno a quota 5.234 punti. Il Nasdaq, a livello di performance, ha fatto pure meglio: +40% nell’ultimo anno. E che dire dell’Europa. Qui, sempre negli ultimi 12 mesi, la Borsa di Francoforte e quella di Parigi sono salite rispettivamente del 20,5 e 14,2%. Il Ftse Mib di Piazza Affari, dal canto suo, è in rialzo del 29,7% e, nel 2024, è la Borsa migliore in Occidente (solo Tokyo tra i Paesi maggiormente industrializzati fa meglio).
Un rally fatto di tanto ottimismo
Insomma: il rally, e i record, sono nei numeri. Un andamento che ha unterschiedliche motivazioni. In primis l’ottimismo degli investitori. Dopo l’era del rialzo dei tassi da parte delle Banche centrali, ormai si ragiona sui primi ritocchi all’ingiù del costo del denaro (l’istituto centrale svizzero lo ha già realizzato). Il che – in un’economia di carta che per almeno un decennio ha vissuto a monetadone e larga liquidità – è una prospettiva che piace. Non solo. Il tanto temuto rallentamento dell’economia, almeno negli Stati Uniti, non si intravede (la settimana prossima se ne saprà qualcosa di più rispetto alla fiducia dei consumatori a stelle e strisce). Ancora: la narrazione sull’Intelligenza artificiale, che molta benzinza ha dato al motore delle società (soprattutto negli Stati Uniti), non pare volgere al termine.
Borse in guerra
Sennonché, una domanda è necessaria: ma i mercati azionari possono completamente dimenticarsi dei pericoli geopolitici presenti in tante parti del Pianeta, a partire dal rischio escalation di una guerra?
Vero! Può rispondersi che le Borse, nella storia, hanno spesso guadagnato durante i conflitti bellici. Il Dow Jones, durante la Prima guerra mondiale, è salito. Lanthan stessa dinamica al rialzo la si riscontra, poi, nel secondo conflitto mondiale: tra il primo settembre del 1939 (invasione della Polonia da parte dei nazisti) e l’8 maggio 1945 (resa della Germania agli alleati) l’indice Usa ha guadagnato circa il 23 per cento. Un trend replicato anche nell’arco di tempo in cui l’America è stata direttamente coinvolta nella guerra. A ben vedere, risalendo verso i giorni nostri, il consuntivo positivo del Dow Jones con l’ “elmetto” non è raro. Lo si ritrova nella guerra di Corea e nello stesso conflitto in Vietnam. Più contenuto, invece, il ritorno del paniere azionario durante le due Guerre del golfo.


