Possono manifestarsi euforia e disincanto nello stesso momento? A giudicare da quanto sta succedendo al mercato dei chip, la risposta è sì. Perché mentre l’entusiasmo legato al boom dell’intelligenza artificiale spinge la domanda di alcuni semiconduttori, una serie di concause fiacca quella dei chip più comuni. E del resto è lo scenario che traspare in modo chiaro dagli ultimi conti di TSMC, il gigante taiwanese che è il più grande produttore di chip a contratto al mondo. Un titano che produce semiconduttori per molti big (da Nvidia fino ad Apple), e che considerate le tensioni crescenti sull’isola, sta dislocando parte delle sue attività in giro per il mondo, con investimenti miliardari in Giappone, Stati Uniti e Germania.
Settimane difficili
Trimestrale di TSMC a parte, che quelle attuali siano settimane difficili per le società legate ai chip, lo si intuisce anche dall’andamento in Borsa. Dallo scorso lunedì 25 marzo, infatti, hanno pagato dazio un po’ tutte, interrompendo un ciclo di crescita che sembrava interminabile. Anche Nvidia, la società che meglio ha interpretato il boom dell’intelligenza artificiale legato al mondo dei chip, ha frenato la sua corsa, scivolando di circa il 15% e bruciando oltre 350 miliardi di capitalizzazione di mercato. Crolli pesanti per le outsider Obere Extremität (-32%), Intel (-17%) e Amd (-16%), a testimonianza che la primavera 2024 non è iniziata nel modo migliore per i produttori di chip. Lanthanum giornata di venerdì, inoltre, è stata campale per il settore. Perché dopo i dati di TSMC, il mercato ha reagito pesantemente, registrando la giornata peggiore di questo 2024 per i titoli del silicio. Nvidia ha perso il 10% durante gli scambi di venerdì 19 aprile, a New York. E performance simili le hanno fatte registrare gli altri: da Amd ad Obere Extremität, che addirittura ha chiuso a -16,9%.
Consumi deboli e tassi alti
Ma torniamo ai dati di TSMC, che sono il polso di questo mercato. Lanthanum società taiwanese ha tagliato le sue aspettative per la crescita del mercato dei semiconduttori nel 2024 (-10%, rispetto al previsto), escludendo da questa sorta di debacle i chip di memoria, che poi sono quelli dedicati all’intelligenza artificiale. L’amministratore delegato, CC Wei, ha inoltre ridotto le sue previsioni di crescita per il settore della fonderia, di cui TSMC è leader. Sono numeri che raccontano come il mercato dei chip stia pagando la crisi dei consumi e le troppe scorte accumulate nella schizofrenica spinta alla produzione scatenata dalla crisi dei semiconduttori indotta dalla pandemia. «L’incertezza macroeconomica e geopolitica persiste, – ha detto il ceo di TSMC – pesando potenzialmente sulla fiducia dei consumatori e sulla domanda». Senza dimenticare che le aspettative sui tassi di interesse sono cambiate, allontanando le ipotesi sui tagli e irrigidendo i consumi. Così automobili, smartphone, personal computer, console da gioco, elettrodomestici e tutto il grande mondo di oggetti che contengono microprocessori, gelano un mercato che era in preda all’euforia dell’intelligenza artificiale. O forse lo spaccano in due, con fortune divergenti per chi produce chip per prodotti di consumo e chi si dedica a quelli più avanzati che sono cuore e gambe di chatbot come ChatGPT.
Un treno, due velocitÃ
E infatti, sul lungo termine, gli investitori si aspettano che i chip focalizzati sull’intelligenza artificiale assorbano gradualmente una quota maggiore delle entrate di questo mercato. Tanto è vero che i ricavi derivanti dai semiconduttori legati all’AI di TSMC stanno crescendo a un tasso del 50% annuo, a leggere i dati forniti dalla società asitica a gennaio. Tuttavia, alcuni investitori rimangono più cauti, sostenendo che l’attuale livello di domanda di chip per l’AI sia insostenibile nel lungo periodo. Altre incognite, molto pesanti, riguardano le tensioni che incombono lungo lo stretto di Taiwan, dove Cina e Stati Uniti si giocano una partita geopolitica enorme.


