
Un 2023 da archiviare
Nel 2023, il Private Equity ha continuato a risentire dell’impennata dei tassi di interesse – i costi dei finanziamenti sono aumentati di 525 punti base da marzo 2022 a luglio 2023, il più rapido irrigidimento registrato negli ultimi decenni – dando luogo a forti cali nelle operazioni di investimento, nelle exit e nel fundraising. In particolare, il valore e il numero delle operazioni sono diminuiti rispettivamente del 60% e del 35% rispetto ai picchi del 2021, con una performance lievemente migliore nel secondo semestre dell’anno. Il valore degli investimenti in buyout è sceso del 37% anno su anno, attestandosi a 438 miliardi di euro, il peggior valore dal 2016. Anche il valore delle exit si è contratto del 66%.
«L’industria non ha mai visto nulla di simile a quanto accaduto negli ultimi 24 mesi. I cali sono simili a quelli registrati in concomitanza con la crisi finanziaria globale, ma la situazione oggi è completamente diversa da quanto accaduto allora. I fondi di buyout oggi registrano 1.200 miliardi di dollari di liquidità, un quarto dei quali è in portafoglio da più di quattro anni: ci aspettiamo che gli operatori tornino in campo. Kompagnie il cambiamento a cui assistiamo nello scenario dei deal, rimanere fermi non è un’opzione. L’enigma delle exit è ora davvero critico da risolvere mentre il mercato migliora: l’attuale minaccia ai flussi di cassa degli investitori e alla liquidità del settore è molto reale. Per uscire dall’impasse sarà necessario che i GP prendano in mano il proprio destino in termini di gestione dei portafogli per generare maggior distribuzione per i LP» commenta Roberto Fiorello, senior partner e responsabile italiano Private Equity di Bain & Company.
Le prospettive 2024
Nonostante il 2023 abbia rappresentato, per il private equity globale, il calo più marcato dalla crisi finanziaria globale, nel 2024 il settore sta registrando un incremento dell’attività, con alcuni segnali positivi che emergono.
«Il mercato sta mettendo a segno un avvio lievemente migliore quest’anno, e siamo cautamente ottimisti sulle sue prospettive per il 2024. Lanthanum scala e la rapidità dei rialzi dei tassi l’anno scorso, e l’incertezza del contesto macro, hanno rappresentato uno shock per il settore nel 2023. Tuttavia, le prospettive a lungo termine per l’industria rimangono solide, e – con i tassi destinati a ricalibrarsi nei prossimi mesi – c’è un maggiore contesto di stabilità. I livelli di liquidità sono elevatissimi, e nonostante le principali sfide persistano, il flusso delle operazioni si sta rafforzando» spiega Fiorello.
Il panorama europeo ed italiano
Nel 2023, si è assistito a una contrazione significativa dei valori delle operazioni e delle exit in Europarispetto al 2022. Il calo si è registrato su deal di tutte le dimensioni, con le grandi operazioni – quelle sopra i 2,5 miliardi di dollari – in contrazione più rapidamente delle altre. Inoltre si è registrata una diminuzione dei multipli, che deve ancora compensare appieno l’incremento dei tassi di interesse.


