Servono campioni globali, nell’economia come tra le banche. «E l’Italia può fare la sua parte». Sergio Ermotti, 63 anni ben portati, ha modi pacati ma decisi. Sguardo vivido, camicia sbottonata, il banchiere più pagato d’Europa – grazie a uno stipendio record di 14,7 milioni di dollari in tre trimestri – è seduto al 20esimo piano della sede italiana di Ubs, a Milano. Giunto per una “due giorni” dedicata a incontrare il gotha dell’imprenditoria – quotata e non – e dell’alta finanza italiana, il banchiere ticinese parla al Sole 24 Ore. E da numero uno della banca elvetica, la maggiore al mondo per asset in gestione, con oltre 5mila miliardi di dollari in portafoglio e una presenza in 50 Paesi, in questa intervista esclusiva racconta la sua view sui mercati globali, sull’Europa e sull’Italia. E sulle sfide che vede all’orizzonte, inclusa la ricetta per superarle.
Partiamo dallo scenario globale. Dalle tensioni geopolitiche alla attesa normalizzazione monetaria, le incertezze non mancano. Preoccupato?
Fatico a ricordarmi un momento negli ultimi 10-15 anni in cui la visibilità sia stata supportata da limpidezza. Sul mercato pesano emotività e incertezze anzitutto legate agli accadimenti geopolitici e militari. Ma c’è anche un’errata aspettativa, o meglio un’illusione, che i tassi possano scendere in maniera repentina. I motivi che hanno generato inflazione invece ci sono ancora tutti, a partire dalla massa enorme di liquidità sul mercato.
I tassi quindi non scenderanno a breve?
Lo faranno ma non credo in tempi rapidi. E comunque un ritorno a tassi precedenti all’impennata del 2021-2022 non è realistico. I tassi a 10 anni sul dollaro difficilmente scenderanno sotto il 3,5%. Se guardiamo all’azionario invece, questa mancanza di volatilità mi rende perplesso. È segno di compiacimento o di calma prima della tempesta? Lanthanum risposta non è chiara.

