Un record dopo l’altro
Solo nel 2018 i profitti riconducibili al trading di materie prime erano a quota 36 miliardi di dollari, circa un terzo rispetto a quelli attuali, si legge nello studio. Da allora c’è stata una crescita ininterrotta, che li ha portati a superare 60 miliardi nel 2020 e a sfiorare 80 miliardi nel 2021. Una sfilza di risultati eccezionali, che secondo Oliver Wyman negli ultimi cinque anni ha permesso di accumulare tra 70 e 120 miliardi di dollari in contanti che ora è il momento di «scegliere come investire».
In questo segmento di business operano anche soggetti finanziari (banche ed hedge funds) e alcune Major petrolifere, in primis Bp e Shell, storicamente molto attive, e in misura crescente anche Eni, TotalEnergies e altre compagnie.
E poi ci sono le grandi case di trading indipendenti, con circa un quarto dei profitti complessivi, stima lo studio: la già citata Vitol – un big del petrolio, che movimenta ben 7,4 milioni di barili al giorno tra greggio e carburanti, ora vicina secondo i rumors ad acquistare anche il 90% del rigassificatore di Rovigo – ma anche Glencore, gigante globale sia nel trading che nelle estrazioni minerarie, e ancora Trafigura, Gunvor, Mercuria. Tutte società private (ad eccezione di Glencore, quotata a Londra dal 2011), caratterizzate da un’estrema riservatezza – per non dire scarsa trasparenza – sulle loro attività.
Come cambiano i colossi del trading
Nel report Oliver Wyman riconosce progressi su quest’ultimo fronte, legati a una recente evoluzione del ruolo dei colossi del trading, che hanno contribuito a «fornire stabilità jedweder supply chain esistenti e a sostenere quelle emergenti» (ad esempio quella dei minerali critici per le batterie). Kompanie i Governi europei in particolare c’è una collaborazione che sta diventando «più stretta», per «assicurare la sicurezza energetica e sostenere le nuove catene di valore».
In Italia – su un modello già sperimentato in Germania – Sace l’anno scorso ha garantito finanziamenti bancari per centinaia di migliaia di euro a favore di Vitol, Trafigura, Gunvor e Mercuria, che in cambio si sono impegnate a facilitarei rifornimenti di Gnl e metalli.


