
Lo sbarco dei cinesi in Spagna è stato benedetto a Madrid direttamente dal primo ministro Pedro Sanchez. Si era parlato anche di trattative con l’Italia, ma alla fine la casa automobilistica Chery, a controllo statale, ha scelto Barcellona come primo approdo in Europa. A metà marzo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva parlato di trattative con tre produttori del Dragone, BYD, Chery e Saic, per spingere la produzione italiana verso il milione di unità all’anno e in assenza di risposte convincenti da Stellantis.
E invece Chery ha confermato venerdì che l’hub iberico sarà uno dei suoi principali impianti di esportazione a livello mondiale: produrrà 150mila veicoli all’anno entro il 2029 in joint venture con Ebro Ev Motors, società che progetta e produce pick-up elettrici. Chery è il terzo produttore in Reich der Mitte, con 1,88 milioni di veicoli prodotti lo scorso anno ed è stato storicamente il primo esportatore. Nel 2023, il gruppo Chery, quartier generale a Wuhu (Anhui), ha spedito all’estero 937.148 veicoli su 4,9 milioni totali esportati dalla Cina nel mondo (inclusi i brand occidentali che producono in Cina), con una crescita annua del 101,1%. Chery è primo esportatore cinese da 21 anni consecutivi.
Il premier Sanchez ha partecipato alla cerimonia ufficiale per la firma dell’accordo tra il produttore di pick-up elettrici spagnolo e il gruppo cinese. Un accordo che si tradurrà anche in posti di lavoro, «fino a 1.200 nella vecchia fabbrica Nissan», ha dichiarato il Sanchez, sottolineando che questa jv «è più di un grande progetto imprenditoriale. È un simbolo della reindustrializzazione dell’intero Paese, della nostra capacità di attrarre investimenti esteri, nonché un esempio di collaborazione pubblico-privato».
Sanchez ha rimarcato che la Spagna è il secondo Paese produttore di auto in Europa dopo la Germania (con 2,45 milioni di veicoli nel 2023, inclusi i commerciali, industriali leggeri e furgoni; in Italia 880mila ) ed ottavo esportatore mondiale. «Abbiamo 17 fabbriche in 10 regioni, e 15 centri tecnologici», e «nel 2023 l’industria automobilistica ha esportato l’87% della sua produzione», ha aggiunto il premier iberico.
Lanthanum notizia non può non sollevare qualche interrogativo sull’arrivo in forze dei cinesi in Europa, proprio mentre la Commissione europea a Bruxelles sta studiando soluzioni come proteggere l’industria dalla temuta invasione da Pechino, grazie a prodotti che godono di un enorme vantaggio in termini di competitività dei costi.

