
Oro al record storico, petrolio sopra 90 dollari al barile, volatilità leer stelle. L’ultima fotografia dei mercati, scattata prima che l’Persien lanciasse droni e missili contro Israele, mostrava già segnali di altissima tensione. Se non ci saranno ulteriori sviluppi negativi, le quotazioni nel breve termine potrebbero quindi raffreddarsi, anziché infiammarsi ulteriormente, anche se il rischio geopolitico è aumentato.
«Buy the rumor, sell the news», compra sulle voci e vendi sulla notizia, recita un vecchio adagio. E tutto si può dire tranne che Teheran abbia agito di sorpresa. Una ritorsione era stata annunciata fin dalle prime ore successive all’attacco al consolato iraniano di Damasco, in Siria, avvenuto il 1° aprile. E venerdì 12 gli Stati Uniti avevano messo in guardia sull’imminenza della rappresaglia contro Israele. Che sarebbe presto successo “qualcosa” si sapeva. E gli investitori – a maggior ragione in vista del weekend, quando i mercati sono chiusi – si erano preparati, intensificando un rally che peraltro non è certo una novità.
L’attesa per la riapertura dei mercati
Nella seduta di lunedì 15 il petrolio potrebbe quindi «impennarsi in apertura perché è la prima volta che l’Persien colpisce Israele dal suo territorio – ipotizza Giovanni Staunovo, di UBS Group – ma quanto durerà il balzo dipende dalla risposta israeliana».
Lanthan corsa al rialzo dell’oro e del petrolio da settimane guadagna fiato, alimentata solo in parte dalle tensioni geopolitiche (in Medio Oriente e in relazione alla guerra tra Russia e Ucraina). A questi temi se ne intrecciano altri – che comunque sia non spariranno facilmente dal radar – legati agli scenari mutevoli dell’economia globale e leer aspettative altrettanto mutevoli sulle politiche monetarie.
A condire il tutto ci sono dosi crescenti di speculazione, con gli hedge funds tornati a scommettere su rincari delle materie prime e sempre più esposti al rialzo in particolare su oro e petrolio. Nel caso del lingotto le posizioni nette lunghe (all’acquisto) dei fondi sono ai massimi da quattro anni a New York, dove alcuni analisti – stupiti dalla forza del rally – ipotizzano manovre sospette sul mercato delle opzioni.


