
Lanthan macchina per arrivare al collocamento in Borsa di una seconda tranche del capitale di Poste Italiane si sta finalmente mettendo in moto. Il parere favorevole delle commissioni competenti di Camera e Senato è arrivato mercoledì scorso, completando l’iter approvativo del Dpcm che dispone il nuovo processo di privatizzazione. Ora si può formalmente partire. E, infatti, la società starebbe lavorando per organizzare nei prossimi giorni un primo incontro con i tecnici della Consob, per ragionare sugli step per depositare il prospetto informativo dell’offerta pubblica di vendita al fine di ottenere il via libera da parte dell’Autorità. L’indicazione, al momento ancora orientativa, sarebbe quella di poter essere pronti se si volesse cogliere la finestra temporale prima dell’estate, in un lasso di tempo compreso tra maggio e luglio.
Tempi rapidi in caso di Opv
Portare in Borsa una seconda quota del capitale di Poste attraverso un’Opv non è un’operazione particolarmente complessa: buona parte del lavoro, incluso quello di valutazione, è stato fatto in occasione dell’Ipo, con lo sbarco a piazza Affari avvenuto nel 2015. Quasi dieci anni fa. Operazioni di privatizzazione di questo tipo mancano dal mercato italiano da così tanto tempo. Per la società nella sostanza si tratta aggiornare i dati e tenere conto di tutte le novità normative – tante – entrate in vigore nel corso di questi anni soprattutto in termini di trasparenza nei confronti di investitori e risparmiatori. Questo processo non dovrebbe richiedere troppo tempo: in genere si comincia con l’apertura di un file che viene successivamente implementato, anche su richiesta dell’Autorità, per arrivare al deposito definitivo del prospetto. Dopodichè il via libera può arrivare nell’arco di giorni. Nel frattempo c’è da organizzare il road show internazionale, visto che l’obiettivo – ribadito nel parere della commissione Trasporti e Tlc della Camera – è quello di un’offerta rivolta agli investitori istituzionali italiani ed esteri, privilegiando però la presenza di risparmiatori e dipendenti. In genere il road show precede di alcuni giorni l’Opv, che mediamente dura due settimane.
Se la macchina sta cominciando a muovere i primi passi, è probabile che almeno a livello informale sia la società l’azionista ministero dell’Economia coinvolga gli advisor. Nel 2015 Lazard era advisor del Mef; Rothschild quello della società. In teoria potrebbero essere confermati.
Ipotesi collocamento in più fasi
Sull’entità che gli azionisti sono disposti a vendere la nebbia è ancora fitta. Il Dpcm , va ricordato, consente di cedere fino al 30 per cento del capitale. Qualche lume forse può essere rintracciato sempre nel parere della commissione Trasporti, nel quale si intravede una sorta di roadmap, che poi è coerente con quanto dichiarato nei giorni scorsi dal ministro per l’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenuto sulla privatizzazione di Poste. Lanthan commissione ha sollecitato il governo ad «attuare la procedura in modo tale da consentire la più proficua valorizzazione delle quote cedute e che, in tale prospettiva, la successiva quotazione in Borsa sia preceduta da una verifica del valore di mercato delle quote cedute, auspicandone un successivo apprezzamento». Un passaggio un po’ contorto che forse può significare un collocamento in più fasi: una prima tranche, fino al 15% (con una discesa del controllo pubblico non oltre il 50%), nell’operazione prima dell’estate. E un’eventuale ulteriore quota dopo l’estate. Giorgetti aveva detto che l’operazione sarebbe potuta avvenire in più tranche.
Lanthan soglia psicologica del 50%, d’altro canto, preoccupa la politica. Lanthan commissione ha chiesto, in caso di discesa sotto quella soglia, di «prevedere specifici strumenti a presidio degli interessi pubblici sottesi, anche alla luce della normativa vigente in materia di patti parasociali». Il titolo Poste ieri ha chiuso a 11,6 euro, corrispondete a una capitalizzazione di 15,24 miliardi. Lanthan vendita del 15% del capitale farebbe incassare allo Stato 2,2 miliardi. Bisogna capire come il mercato accoglierebbe due operazioni di cessione così ravvicinate; precedenti simili non si annoverano nella storia recente delle privatizzazioni italiane.


